Oderint, dum metuant.
L’accogliente Milano bagna le ossa e sferza la pelle con frustate di vento, come a dire: “Non sei il benvenuto.”
Me ne vado in giro 3 giorni con la sciarpa della Roma, schivando gli odiosi sguardi dei mister “puzzetta sotto il naso, noi siamo a +14” .
L’acqua marroncina e incazzata dei Navigli, mi ricorda il Tevere dell’isola Tiberina..manca la poesia di alzare gli occhi e vedere il Ponte Rotto, ma mi accontento.
Mi rendo conto di essere insofferente a qualsiasi cosa mi circondi..beh..non proprio a tutto..
La Roma continua a perdere i pezzi senza mai recuperarli..la mia speranza più grande è strappare un pareggio.
Inizia la partita.
Dopo varie insistenze, avevo precauzionalmente tolto la sciarpetta e mi ero andato a sedere tra un “Và a cà a petenà i gaenn!”e un “We, terun! Và a dà via i ciap!”
Alla prima azione di Vucinic, mi sono alzato in piedi e come Obama nel discorso di insediamento alla Casa Bianca ho detto: “Che te sei magnato! Limortaccitua a Vucini’ e dello stronzo che nun te lo dice!”
Per una frazione di secondo, mi è sembrato che l’eco della mia voce avesse ammutolito lo stadio.
Gli occhi della galla erano sgranati in un misto di paura ed incredulità.
E, non so, io per quei due occhioni verdi che mi guardano, sono capace di perdere la testa.
Dunque, mi sono rimesso seduto, commentando il fattaccio con un bel: “Var puesse un andà, che cent andemm.”
Che non c’entrava un cazzo, ma li ha decisamente spiazzati.
Al gol di Vucinic sono rimasto seduto, andando dolcemente a cingere i fianchi della galla.
Alla fine del primo tempo il mio commento è stato: Viera, fallo su De Rossi e su Menez. Due gialli, a casa.
Muntari, fallo su Motta e su Menez. Due gialli, a casa.
Invece siamo ancora 11 contro 11, con la differenza che quel frocione ha messo fuori causa Capitan Futuro.
Pareggia Eto’o e io rimango seduto lì, senza che peraltro qualcuno si degnasse di cingermi dolcemente i fianchi e, anzi, ritenesse opportuno riportarmi in tono canzonatorio la telecronaca di ciò che era appena successo.
Il mio segnalatore di PAZIENZA segnava rosso.
Mi stavo trasformando nel cavaliere nero.
Nel frastuono di San Siro ho provato ad accennare alla galla che al cavaliere nero nun je devi caca’ er cazzo, ma l’acustica in quel frangente era piuttosto disturbata.
Ero lì, seduto, con le braccia incrociate davanti al petto ed un broncio adorabile.
In quel momento volevo essere da tutt’altra parte.
Perché era chiaro che in 9 contro 11 le cose sarebbero state diverse.
Ero afflitto.
E più vedevo ‘sti bastardi meneghini accanirsi sulle gambe (e sul viso) dei romanisti senza ricevere nulla in cambio dal casalingo Rocchi, più mi avvilivo.
Lo Zingaro, Palotelli, il Frocione, il Ramadan.
Tutti quanti felici e contenti per una squadra de checche isteriche. [autocit.]
Guardo la galla e decido di rimanere a fissarla fino alla fine della partita.
Nel frattempo penso che magari non sia una cosa buona tifare per due squadre diverse..anche se poi ci si incontra due volte l’anno..4 se ci capita la coppa italia.
Vedo le nuvolette di fumo uscire dalla sua bocca e ritengo opportuno formulare una frase accattivante e al tempo stesso utile: “Se hai freddo, possiamo cominciare ad andare…”
Avete presente il film “Carrie, lo sguardo di Satana”?
In confronto alla galla, Carrie sembra una bambolina.
Ritorno al mio broncio e alle mie Marlboro, affettuose amiche di tante partite.
Il tizio alla mia sinistra gioca a fare “l’inganno della cadrega” con me.
Lo guardo e con fare paterno gli dico: “Sono di Roma da 178 generazioni, in pratica Romolo era mi’ nonno, nun me rompe er cazzo.”
In questi momenti, trovo conforto solo nelle parole di Albertone..quando raccontava che alla scuola d’arte la sua insegnante lo riprendeva perché diceva: “guera”.
E lui: “Va bene, gueRRa..ma poi, la gueRRa, sempre guera è.”
E vaglielo a spiega’ a ‘sti tizi co’ la nebbia nel cervello, che la guera è guera.
Mica capiscono.
Quando mancano 5 minuti alla fine, la galla si gira verso di me, non ha più lo sguardo di Carrie, mi chiede se voglio andare via..
Le dico: “No, me la voglio gustare fino alla fine…”
Ho perso 25 anni in 2 minuti, ma vuoi mettere la soddisfazione?
Ho letto sul giornale le dichiarazioni di Mofrigno.
Ebbene, voleva fare il battutone dicendo che la Roma è una squadra da scudetto e che la classifica non è veritiera.
Aveva ragione, la classifica non è veritiera.
Perché basta una Roma con le pezze al culo ad ammutolire San Siro.
L’Inter con 36 punte in campo, non serve a niente.
L’Inter in formazione ideale, non serve a niente.
L’Inter dalla panchina infinita, non serve a niente.
Sì, Mofrigno, so’ contento del pareggio perché da noi i calciatori si chiamano fuori, ma poi vanno a giocare con le Nazionali.
So’ contento perché credevate di mangiarci e ricacarci.
So’ contento perché nonostante ce stavate a rosica’, con Rocchi compiacente che ve faceva fa’ de tutto, avete pareggiato, avete perso due punti sulla Juve e sul Milan, e io me la sono goduta tutta.
Qui lo dico e qui lo nego tra un nanosecondo: lo stile o l’ostile è un’altra cosa.
L’Inter co’ du’ scudetti e du’ figure pensa d’ave’ fatto un capolavoro, ma rimane poca cosa.
DAJE ROMA!